Ti ricordi di quei giorni?

Mauro Ballerini su Elettra Croce-Cordiviola

Ti ricordi di quei giorni?

di Mauro Ballerini

 

Breve biografia dell’attrice Elettra Croce-Cordiviola (1885-1918)

Sono perfettamente consapevole che da una biografia ci aspetteremmo emozioni, ricordi vivi, pensieri reconditi appartenuti al protagonista della storia. Ci aspetteremmo di rivederlo – per il breve o lungo tempo della lettura – rivivere di fronte ai nostri occhi, con tutto il suo spirito e la sua bellezza. Mi rendo conto, invece, che le pagine che seguono sembreranno talvolta aride e quasi compilative, talaltra un susseguirsi di nomi, date e luoghi che appariranno sterili al lettore. Inutili. Eppure questo “deserto” nasce da un’inestinguibile volontà di vita: per restituire un volto a chi nel tempo è stato oscurato dal buio della notte più fonda. Nasce da anni di ricerche, viaggi, indagini (63 biblioteche contattate) e incontri vivi con i rari superstiti, all’inseguimento di una memoria in loro stessi cancellata. Ogni dettaglio del racconto è stato come il prezioso ritrovamento di una piccola scheggia di lancia di una inabissata Atlantide: niente più di un frammento che però rende di nuovo presente chi sembrava volatilizzato nel nulla. Frammenti che non pretendono di dire tutto, ma sperano almeno di ridire qualcosa su chi “è stato” e a chi ancora avrà la voglia e il piacere di proseguire questo percorso a ritroso, questo lento difficoltoso cammino che tenta di riportare alla luce delle stelle chi da troppo tempo era perso in “loco d’ogne luce muto.”

“Il tempo non si innamora
due volte dello stesso uomo”

La prima guerra mondiale, in quattro anni, uccise dieci milioni di esseri umani, quasi esclusivamente soldati.
Tra la fine dell’ottobre del 1918 e l’aprile del 1919, in soli sei mesi, un’altra “guerra”, non voluta da mano d’uomo ma terribile volto di una natura spietata, colpì un miliardo di persone nel mondo, uccidendone quasi 50 milioni, di cui alcune centinaia di migliaia soltanto in Italia.
Della sua esistenza inizialmente ebbero il coraggio di parlarne solo i giornali spagnoli: non essendo coinvolti nella guerra, non erano soggetti alla censura. Negli altri paesi, invece, il violento diffondersi di questa sciagura venne taciuto dai mezzi d’informazione, che tendevano a parlarne come di un qualcosa di circoscritto esclusivamente alla penisola iberica.
Le persone cominciarono ad ammalarsi lievemente nella primavera del ‘18, accusando brividi e febbre per tre/quattro giorni, dopodiché guarivano. Passata l’estate, però, nel settembre-ottobre, si scatenò, con la potenza di una vera macchina bellica, un’immane tragedia: la famigerata “spagnola” fu la più grave forma di pandemia della storia dell’umanità e portò alla tomba più persone della peste nera del XIV secolo e – tragica ironia – più della stessa Grande Guerra.

Era il 19 ottobre del 1918 – all’inizio dell’infuriare del contagio – quando l’Arte Drammatica riportò sulle sue colonne questo addio:

“Elettra Croce Cordiviola era una figlia d’arte di antica razza e prima donna nella Compagnia Sorelle Croce, una delle piccole compagnie che ancora sopravvivono. Non aveva che 33 anni e ultimamente con la sua compagnia recitava in un piccolo teatro di Novara. Colta dal male che pur troppo oggi imperversa, fu trasportata all’Ospedale Maggiore di Novara dove, per quanto amorosamente curata, non poté sopravvivere. Condoglianze a tutti i congiunti e a tutti i suoi compagni che sinceramente l’amavano.”

Chi scrive non osa pronunciare il nome del male oscuro e una reticenza piena di pudore suggerisce di annunciare la morte della giovane negandone la sopravvivenza, quasi per addolcire l’orrore dell’evento.
Elettra morì il 10 ottobre del ‘18, quattro giorni dopo il suo trentatreesimo compleanno. Morendo, lasciò due bambini piccoli: Oreste di nove anni e Onorato di undici. Lasciò in loro inespresso un grido: un urlo contro la vita, il cielo e Dio.

Da un mese recitava al Teatro Vittoria di Novara; accanto a lei Luigi Farinelli sosteneva le parti del primo attore, condividendone gli onori del proscenio, i fiori e i regali. A farle corona sul palco, si muoveva un intero clan familiare; oltre a suo marito Luigi Cordiviola, a sua madre Adalgisa e a suo fratello Eligio, c’erano le sue quattro sorelle minori: Ernestina, Cesarina, Iolanda e Nelly.
Per la prevalenza dell’elemento femminile, la compagnia da alcuni anni aveva assunto il nome di “Drammatica Compagnia delle Sorelle Croce”, storpiato talvolta, nella stampa locale, in “sorelle Croci”.
Elettra, come accadeva agli attori dell’epoca, era apparsa in scena fino a pochi giorni prima di morire. Possiamo immaginare che abbia recitato con la febbre alta, i brividi di freddo, una forte sudorazione e un corpo indebolito. Eppure il pubblico di Novara, ogni sera, non accorgendosi minimamente del suo penoso stato di salute, l’amava e l’acclamava. Elettra era una “figlia d’arte”: nata e cresciuta sul palcoscenico, aveva la capacità di recitare in qualunque circostanza, senza mai fallire un colpo.
L’amore e la stima che era riuscita ad ottenere tra i novaresi traspaiono evidenti nel lungo necrologio pubblicato sul Corriere di Novara il 12 ottobre. Ancora una volta nessuno osa nominare il funesto contagio:

“Novara l’ha salutata bella, fiorente di giovinezza e di forza. Novara l’ha applaudita finissima intelligente artista, l’ha ammirata sulle scene del Vittoria, passionale, vera interprete delle più belle produzioni moderne. E ora il suo corpo vinto da un morbo crudele e repentino, giace inerte, freddo, e la città che le ha offerto il trionfo, le offre ora una piccola e quieta tomba dov’Ella la buona, che artista nell’anima fu pure Moglie e Madre esemplare e tenera, riposerà nel sonno eterno.
Chi la conobbe, chi per Lei ha vissuto un fremito d’arte, chi da lei fu commosso nella finzione artistica, non può non compiangerla…
E coll’artista rubata ad una gloria che già si delineava sicura, la donna morta nel fior della vita, la sposa, la madre strappata violentemente all’affetto dei suoi cari, dei due bimbi che adorava!
Sulla tomba che il destino crudele ha schiuso tanto immatura, deponiamo a quanti le resero, viva, omaggio, i nostri fiori della memoria, estremo saluto alle anime elette!”

Fiori della memoria: sconsolante metafora ossimorica che affida alla natura caduca del fiore – sempre prossimo ad appassire – l’oneroso compito di perpetrare nel tempo il ricordo… miraggio chimerico d’eternità.
Eppure della giovane Elettra, anima eletta, fiorente di giovinezza e forza, nel giro di pochi anni non resterà quasi più traccia: di lei solo una minuscola fotografia pubblicata sulla rivista teatrale Comoedia.

 

*****

CAP. I

IN PRINCIPIO

Il Piemonte sembra aver svolto un ruolo del tutto particolare nella biografia di Elettra e in quella dei suoi familiari. Contrariamente a quanto avveniva ai comici girovaghi dell’epoca, apolidi e privi di radici, la famiglia artistica dei Croce sembra invece avesse scelto una patria e un’identità geografica: i maggiori eventi – tragici e lieti – della loro esistenza si svolgeranno per lo più in Piemonte, creando un incancellabile legame di sangue con questa terra.
Il 6 ottobre 1885, a Castagnole Monferrato, una coppia di attori – Onorato Croce e Adalgisa Bonvini – consociati alla Compagnia Croce-Martini, dettero alla luce la loro primogenita, Elettra Carlotta.
Onorato (immagine 1), il padre, giunto alla presenza dell’incaricato dell’ufficio anagrafico, non poté però assegnare alla bambina il proprio cognome: glielo impedivano le leggi allora vigenti e forse anche la mentalità dominante. Onorato infatti, all’epoca in cui Elettra venne al mondo, aveva 38 anni e risultava già legato da un precedente matrimonio con tal Anfossi Caterina, che resterà ufficialmente sua moglie fino alla morte.
Nel suo sangue non scorreva arte (né drammatica né ispirata da alcun’altra Musa): il celebre “Gustavo Croce”, marionettista a lui coevo, non gli è in alcun modo parente (si tratta solo di un caso di omonimia).
Onorato era figlio di Giuseppe Croce e Maria Quaglia, entrambi contadini. Era nato il 12 dicembre del 1847 ad Incisa Belbo e aveva qui trascorso tutto il tempo della sua vita. Lavorando a capo chino nei campi.
Essendo un giovane robusto e forte si era sposato con una ragazza del paese, così come una legge non scritta, ma inderogabile, prescriveva. Ritmi di un’esistenza scanditi dalle stagioni, dal campanile e da secolari consuetudini.
Poi, un giorno, inaspettata, nella sfera compatta del paese, aveva fatto irruzione una realtà imprevista: si era insediata, nella piccola comunità di contadini, una compagnia teatrale. Gente stravagante. Che porta in sé evasione. Dietro sé, confusione.
Onorato, come gran parte dei suoi compaesani, aveva assistito ad alcune rappresentazioni della troupe. Lui più di altri, ne era rimasto colpito, affascinato da una giovane attrice, più giovane di lui di ben 12 anni. Adalgisa era diventata, di sera in sera, un pensiero frequente. Poi addirittura assillante. Senza accorgersene, Onorato se ne era innamorato. E quando la compagnia riprese il suo giro, lui la seguì. Scappò dalle strettoie di una vita da lui mai scelta. Si mise al seguito dei teatranti, trascinato dalla loro magia. Dalla loro follia.
Adalgisa Bonvini (immagine 2), invece, era una figlia d’arte “puro sangue”. Fin dalla nascita (Santa Vittoria in Matenano, 28 ottobre 1859) aveva calcato i palcoscenici di tutta Italia con suo padre Giuseppe Bonvini (figlio di Angelo) e con sua madre Carlotta Maiolatesi (figlia di Romualdo), entrambi attori di lunga tradizione. Adalgisa ha un viso spigoloso, un’allure da gran dama britannica, con guance scavate, naso sottile e labbra esili. Non ha nulla della morbida maternità mediterranea: il suo aspetto richiama alla memoria quello dell’attrice statunitense Tallulah Bankhead oppure quello di Emmeline Pankhurst, guida del movimento suffragista femminile del Regno Unito. Entrambe figure femminili di rottura, antitetiche, sia nei modi che nell’aspetto, alla rappresentazione della vergine-madre consacrata in Italia dalla religione e dall’arte.

Elettra, nel venire al mondo, quasi fosse frutto di una colpa o della vergogna, fu iscritta sui pubblici registri con il cognome della madre (che però non la riconobbe) e fu per sempre Elettra Carlotta Bonvini. Eppure, non appena fuori da quell’ufficio, come per incanto, divenne per tutti Elettra Carlotta Croce e, con questo nome, girò di paese in paese, di palcoscenico in palcoscenico, quasi dimenticando che Elettra Carlotta Croce in realtà non esisteva perché non era mai nata.

Intanto, proprio a Castagnole, la ditta Croce-Martini si scioglie e Alfredo Martini continua il suo giro di piazze senza il socio; nel dicembre di quello stesso 1885, Adalgisa e Onorato, tramite le pagine del Piccolo Faust, cercano scrittura in altra formazione, lui come primo attor giovane o generico primario giovane e lei come prima attrice giovane o generica.
L’anno comico successivo, il 1886, i due sono scritturati da Egisto Paoli nel ruolo di prima attrice e di generico, accanto a Luigi Servolini (primo attore) ed ad Egisto Paoli che – allievo del celebre artista Raffaello Landini – veste i panni della maschera dello Stenterello (immagine 3).
Ma anche questa formazione non sembrò avere per loro molta fortuna se, nel novembre 1886, da Sinalunga, i coniugi Croce, sempre tramite le pagine del Piccolo Faust, si danno di nuovo disponibili per altro ingaggio.
L’anno 1887 li vedrà scritturati nella Drammatica Compagnia “Pietro Cossa”, condotta e amministrata da Salvatore Dreoni, primo attore al fianco di Lelia Seghezza. Adalgisa, in questa nuova compagnia, ha dovuto rinunciare all’ambito ruolo di prima donna.
Per quanto riguarda l’anno comico 1888, dei coniugi Croce non si hanno notizie. Tuttavia vi è una data essenziale per la loro biografia: il 18 ottobre 1888 viene alla luce il loro secondogenito, il primo maschio della famiglia, a cui ovviamente toccò la medesima sorte della sorella: fu registrato all’anagrafe con il nome di Oreste Bonvini, ma sarà poi conosciuto, per decenni, nell’ambiente teatrale, come Oreste Croce (immagine 4).
Il 1889 segna in qualche modo una svolta nel percorso artistico dei Croce: Onorato, forse stanco di cercar scrittura e di accontentarsi ogni volta dei soli ruoli rimasti disponibili, decide di creare una propria compagnia, confidando nel valore artistico della “moglie”. Fonda una compagnia sociale, di cui lui è direttore, amministratore e primo attore. La moglie, senza mai dismettere il proprio illustre cognome, compare in cartellone come Adalgisa Bonvini-Croce . Elettra, di soli quattro anni, già figura, come parte ingenua, nell’elenco degli scritturati pubblicato sul Piccolo Faust il 26 settembre 1889.
La nuova formazione, nonostante appartenga alle piccole compagnie di provincia, doveva però distinguersi per gusto e correttezza, se il 26 settembre del 1889 così viene descritta sulle pagine del Piccolo Faust:

“Ecco quello che trovo in una corrispondenza da Sordevolo, dove recita la compagnia Croce.
“In quella sera doveva andare in scena La colpa vendica la colpa del compianto Paolo Giacometti.
In complesso la produzione fu bene interpretata e la signora Adalgisa Croce sostenne lodevolmente la parte di Sara, come pure seppe farsi applaudire il signore Onorato Croce sotto le spoglie del dott. Edoardo. Incontrarono eziandio le simpatie del pubblico la signora Adele Poletti (Caterina Reinard) ed il signore Olivieri (Adamo Bigot)
Fu poi applaudita la piccola attrice di soli sette anni Norma Poletti nella parte di Nelly, che fin d’ora fa nutrire buone speranze sul suo avvenire.
Fece seguito la farsa La consegna è di russare, in cui il brillante Olivieri fece ridere assai il pubblico.
In conclusione son costretto a confessare che non mi aspettavo di assistere fra queste montagne ad uno spettacolo drammatico che ben poco lasciò a desiderare, e che torna ad onore dell’intera compagnia e dei sordevolesi che numerosi in tre giorni alla settimana si recano al teatro ad incoraggiare la compagnia colla loro presenza.”

La vita di Elettra si svolge secondo il “normale” copione dei figli d’arte : è un’esistenza itinerante, mutevole, incerta, sradicata, ma allo stesso tempo fiabesca, capace di sommare in una sola centinaia di esistenze. Elettra, nei suoi primi anni di vita, migra da una formazione all’altra, in cui incontra decine di artisti e familiarizza con le loro idiosincrasie e stranezze, con i loro comportamenti eccentrici ed egocentrici. Si addormenta dietro le quinte, dopo aver passato l’intera giornata tra gli abiti di scena, le parrucche, il trucco, immersa fra le lunghe narrazioni e le interminabili epopee degli artisti suoi “compagni”. Non frequenta la scuola, ma ciononostante conosce a perfezione l’italiano standard, legge autori impegnati e conosce le loro maggiori opere. Non ha un paese né una casa, ma soprattutto non ha nulla in comune con i centinaia di bambini che, girovagando, incontra.

Nel 1890, fino all’agosto, Onorato è ancora capocomico dell’omonima compagnia, ma poi dal settembre va scritturato insieme alla moglie presso la Compagnia di Giuseppe Angeloni: nell’ottobre recitano a Cesena al Politeama sociale.
Nella prima metà dell’anno comico 1891, è la compagnia di Carlo Alberto Serrutini ad accogliere la famiglia Croce e dal settembre quella condotta dai caposoci Olivieri e Gargiulo.
Nel 1892 il Croce forma di nuovo una propria compagnia ed è interessante, a tal riguardo, la notizia riportata sul Piccolo Faust il 16 giugno 1892 in cui si riferisce che:

“Il capocomico Onorato Croce avendo fatto costruire a Caprino una nuova Arena, fa ricerca di comici d’ambo i sessi per completare la compagnia. Siccome è da molti anni che a Caprino non vi sono divertimenti teatrali, spera di fare, nell’estate eccellenti affari.”

Onorato ha l’indole dell’imprenditore, senso di iniziativa e spirito pratico: comprende che le “piazze vergini”, come quella di Caprino veronese, possono essere estremamente fruttuose per lui e i suoi compagni e addirittura ha il coraggio di allestire un’arena estiva appositamente per la sua compagnia.
Nell’anno successivo, il 1893, il Croce si unisce in società con Olinto Bencini e crea la Compagnia Sociale Croce-Bencini. Il 4 luglio di quell’anno la compagnia recita con certezza a Motta di Livenza: è qui infatti che Elettra vede nascere una nuova sorella, la terzogenita dei fratelli Croce, a cui fu dato il nome di Cesarina. Ca va sans dire, Cesarina Bonvini (immagine 5).
Nel febbraio del 1894 la compagnia si trova a recitare al teatro di Gatteo, provincia di Forlì, ed è in tale occasione che alcuni estimatori pubblicarono questo inno in onore dei due coniugi Croce e in particolar modo della prima donna, Adalgisa Bonvini:

Agli attori coniugi
Adalgisa Bonvini e Onorato Croce
che nella stagione invernale 1894
diedero nobile saggio di periti comici
nel teatro di Gatteo.
A tessera di grande congratulazione e gratitudine
del vero merito, ammiratori offrivano:

“Chi è colei che le nostre scene abbella
con tanta meraviglia e gran valore,
che orna di grazia e veste di splendore
il tratto, il portamento e la favella.”

Nell’anno comico 1894-95 Onorato Croce è di nuovo capocomico di una compagnia che porta il suo nome. Con lui recitano Farnesi, Cavagnoli e Sante Olivieri.
Nel 1895 il Croce entra in società con il noto Achille Zaggia (figlio d’arte di lunga tradizione) e forma la Zaggia-Croce. Nel Piccolo Faust dell’8 agosto 1895 giunge da Castelfranco Emilia questa recensione che ci informa non solo del buon esito degli spettacoli ma ci indica anche alcuni artisti presenti in compagnia:

“Da alcune settimane agisce all’Arena Morandi la compagnia Zaggia-Croce. Il complesso è buono e tutti gli attori recitano con buona volontà. La signora Zaggia si distingue pure nelle parti di canto in cui fa sfoggio di una buona voce. Ottimo attore anche il Zaggia e degni di lode i coniugi Croce. Non vanno dimenticati il Bisi e la famiglia Poletti. Il pubblico accorre seralmente numeroso e la stagione riuscirà bene davvero.”

Nei due anni a seguire, il 1896 e il 1897, risulta attiva la Compagnia Onorato Croce senza altri soci.
Il 1897 è un’altra data significativa per la famiglia: il 7 agosto, a Langhirano, Adalgisa partorisce la sua quartogenita, battezzata con il nome di Ernestina (ovviamente Bonvini), ma poi divenuta nota a tutto il mondo teatrale con il diminutivo di “Tina” (immagine 6).
A Langhirano la Compagnia Croce aveva fatto una stagione piuttosto lunga; infatti, in un articolo risalente al 23 giugno, pubblicato sul Piccolo Faust, si legge:

“Da parecchie sere agisce in queste modeste scene la brava compagnia Onorato Croce.
I buoni elementi di cui è composta e l’affiatamento inappuntabile le darebbero diritto di solcare scene di maggiore importanza.
Una lode speciale alla signora Croce e alla sua bambina Elettra.
Bravissimi il Croce, l’esilarante Gastaldi, e l’esordiente Turini.”

Il breve trafiletto è degno di nota per almeno due motivi: per il fatto che la compagnia è reputata degna di solcare scene più importanti di quelle dei paesi della provincia, e per il fatto che Elettra, che a quest’epoca è appena una dodicenne, già merita di essere menzionata accanto alla madre e per giunta con una “lode speciale”. È del tutto evidente che, seppur bambina, Elettra già doveva mostrare particolari doti artistiche e presenza scenica.

Dal 1898 al 1910, per ben 12 anni, Onorato Croce risulta stabilmente capocomico di una compagnia che porta il suo nome. Purtroppo di questi 12 anni di attività non si sono potuti rinvenire i nomi degli attori scritturati né articoli di giornale che recensiscano le messe in scena.
È stato però possibile ricostruirne, tappa dopo tappa, tutti gli spostamenti (vedi allegato II): la compagnia si muove esclusivamente nell’Italia del nord, fra i piccoli borghi della Lombardia, dell’Emilia, ma soprattutto del Piemonte, attraverso paesi con poche migliaia di abitanti delle provincie di Cuneo, Alessandria, Asti e Torino. È una compagnia che gli storici del teatro – in base alle “piazze” occupate – definirebbero “minuscola”. Tuttavia io credo che, al di là di una definizione banalmente “quantitativa”, vada sottolineato il valore qualitativo di queste compagnie, che le rende “spaventosamente grandi” nel loro eroismo e nella loro missione: sono un esempio sorprendente di come, in un’Italia ancora esclusivamente contadina e provinciale (che ancora parlava per lo più in dialetto e con un tasso di analfabetismo che superava il 50%), ci fosse però la capacità di accogliere e apprezzare l’arte e i suoi esponenti, e ci fossero, d’altro canto, artisti organizzati in formazioni stabili e strutturate, pronti a portare, senza snobismo, la loro maestria in qualunque angolo, anche il più sperduto, della nazione. È il segno tangibile di un mondo antico (che noi talvolta stigmatizziamo come retrogrado o arretrato) che possedeva una curiosità viva e un’ingenua apertura al nuovo, una permeabilità verso l’altezza e verso la profondità, che il mondo contemporaneo forse ha perso.

Per quanto riguarda Elettra, possiamo essere certi che ella abbia seguito, durante questi anni, l’intero iter della carriera attoriale: da principio generica, poi servetta, a seguire attrice giovane e infine prima attrice giovane e talvolta persino prima donna (anche se è probabile che questo ruolo fosse gelosamente custodito dalla madre).
Accanto a lei, man mano che crescevano in età e in bravura, saranno comparsi i fratelli (Oreste ed Eligio) e le sorelle (Cesarina, Iolanda, Nelly, Ester e Ernestina). Visto il gran numero dei figli, la compagnia tese sempre più a caratterizzarsi come una vera e propria “impresa familiare”, dotata di autosufficienza e autoreferenzialità.

 

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CAP. II

MOGLIE E MADRE ALL’INIZIO DEL SECOLO

“Le donne lo sanno che il cielo
è leggero però non è vuoto”
All’interno dei dodici lunghi anni (1898 – 1910) che si collocano nell’epocale passaggio dal XIX al XX secolo, sono da segnalare alcune date essenziali per l’esistenza di Elettra.
Tanto per cominciare il 1904.
Elettra, con la compagnia paterna, si trova a recitare a Coggiola. Qui, il giorno 11 luglio, si unisce in matrimonio con il ventiquattrenne Luigi Cordiviola, più grande di lei di sei anni. Per sposarlo Elettra deve chiedere ed ottenere il consenso del “consiglio di famiglia”. Ottenutolo, tutto avvenne nell’ufficialità più assoluta: eppure, sul documento di matrimonio, lei risulterà addirittura figlia di “genitori ignoti”.

Il Cordiviola, dal canto suo, non è un “figlio d’arte” e il suo cognome – così poetico e suggestivo – non è un fittizio nome d’arte. La sua storia anzi non ha nulla di suggestivo né di poetico: è una di quelle torbide vicende che, nel passato, segnavano tragicamente il destino di tante donne e di tanti bambini.
Luigi Cordiviola, proprio come Elettra, portava il cognome di sua madre, Angiolina Cordiviola.
A differenza però della più fortunata Elettra, cresciuta e vissuta con il proprio padre, lui di suo padre non osava neppure pronunciare il nome. Si considerava per davvero figlio della colpa, anzi il frutto di una duplice colpa: sua madre, infatti, giovane fin troppo sprovveduta, andata a servizio presso il marchese Pallavicini di La Spezia, aveva avuto l’ardire di “commettere peccato” priva del vincolo matrimoniale, cedendo alle lusinghe del suo giovane “padrone” e aveva così osato mischiare il proprio umile sangue a quello di un aristocratico. Non appena il ventre di lei iniziò a lievitare, fu immediatamente allontanata dal nobile palazzo insieme al figlio che portava in grembo. Quel bambino sarebbe stato solo ed esclusivamente figlio suo e… della povertà, che da lì in avanti li avrebbe attesi e accompagnati. Una povertà senza scampo.
Luigi crebbe in un mondo ostile, che mal tollerava i figli privi di padre e tacciava sua madre di una indicibile vergogna. Crebbe, a dispetto del suo cognome, con un cuore indurito e gonfio di aspro risentimento verso le belle facciate dei potenti e il perbenismo bieco dei benpensanti. Fu invece attratto da chi, come lui, si muoveva ai margini della società, sul confine invisibile tra il lecito e l’illecito, in quello spazio dei “nessuno” popolato di artisti, folli, deviati, maghi e ciarlatani.
Quando sulla sua strada comparve, quasi per incanto, la bella e carismatica Elettra, circondata da tutti i suoi compagni d’arte, per lui fu come riconoscersi allo specchio: in ciascuno di loro vide se stesso, nella loro vita girovaga scorse una qualche possibilità di riscatto, intravide l’unica scelta che avrebbe potuto cancellare l’ignominia. Perciò si fece nomade tra i nomadi; finalmente poté mostrarsi diverso tra i tanti altri diversi che, in ogni dove, incontrava. Il suo cognome, così evocativo, poteva ora divenire per lui motivo di vanto, un pretesto per iniziare a narrare, quasi fosse la trama di feuilleton, la tragica storia di sua madre vittima innocente dei soprusi dell’infingardo marchese.

Quando, dopo tre anni dal matrimonio, Elettra il 16 aprile iniziò a sentire le doglie del parto, la compagnia Croce si trovava a recitare a Caraglio, in provincia di Cuneo. Stava per nascerle il suo primo figlio e ad accoglierlo era ancora una volta il Piemonte. Il Piccolo Faust del 24 aprile 1907 così riporta la notizia:

“La signora Elettra Croce-Cordiviola ha dato alla luce un bel maschiotto. Auguri.”

Al bambino, giocoforza, fu dato il nome del nonno materno: sarà così il secondo Onorato della famiglia; Onorato Cordiviola con il cognome regolarmente ricevuto dal padre.
Elettra è una primipara di 22 anni e si sente impreparata. Per le attrici girovaghe gestire un neonato non era certo un’impresa semplice: basti dire che erano i bauli a far loro da culla. Elettra tuttavia aveva dalla sua parte un grande vantaggio: era circondata da un vero e proprio gineceo famigliare, valido supporto nello svezzare un bambino e nel non fargli mancare cure, attenzioni ed affetto.

Il mese di ottobre per la famiglia Croce era da sempre un mese di nascite e compleanni, un mese festoso e lieto: ad ottobre era nata Adalgisa; ad ottobre erano nati Elettra ed Oreste e – per una coincidenza incredibile, nel medesimo giorno in cui era nata la sua nonna materna – il 28 ottobre del 1909, a Pontestura, di nuovo in Piemonte, vide la luce anche il secondogenito di Elettra. Un altro maschio e anche lui battezzato con un nome assai caro alla famiglia Croce: fu chiamato Oreste, come il fratello ventiquattrenne della madre, il maggiore di tante sorelle, amato e corteggiato da tutte loro, nonché ammirato per la sua bellezza, eleganza e bravura. Dalle fotografie sopravvissute è indiscutibile che avesse un sorriso particolarmente ammaliatore. Chiamare un bambino con il suo stesso nome equivaleva ad augurargli altrettanta buona sorte. Un avvenire ricco di successo.

 

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CAP. III

NULLA PIÚ COME PRIMA

“I viandanti vanno in cerca di ospitalità
nei villaggi assolati e nei bassifondi
dell’immensità”

Il 22 gennaio 1911 è un’altra data fondamentale per la vita di Elettra e dei suoi fratelli. Una svolta, un ricominciamento, un nuovo capitolo ancora tutto da scrivere di un libro eternamente incompiuto.
Il 22 gennaio 1911, a Cavallermaggiore, a 63 anni, muore infatti all’improvviso Onorato Croce. Dopo lunghi anni di assoluto silenzio sul suo conto, il Piccolo Faust del 1 febbraio riporta così la notizia:

“Domenica 22 , assistito dalla famiglia, è morto a Cavallermaggiore l’attore Onorato Croce. Ai funerali oltre la famiglia ed i compagni, ha partecipato la cittadinanza che ha voluto dare al povero estinto l’ultima estimazione d’affetto. Condoglianze ai congiunti.”

Ancora una volta è il Piemonte a fare da cornice ad un evento (questa volta tragico) cruciale per il destino dei Croce: con Onorato, infatti, veniva meno non solo il perno della famiglia ma anche l’asse portante della compagnia.
Morendo, lasciava orfani ben otto figli (alcuni dei quali poco più che bambini), fra cui sei femmine alle quali ben difficilmente sarebbe potuto spettare il ruolo di capocomico, amministratore e direttore della troupe.
A farsi carico di tutta la famiglia, della madre e dei fratelli più piccoli, fu Oreste, il bell’Oreste seduttore e fascinoso. Nelle settimane che seguirono la morte di Onorato, sul Piccolo Faust, compaiono di continuo brevi trafiletti nei quali egli fa ricerca di attori e attrici per formare una nuova compagnia.
Oreste è giovane, pieno di energie e ha voglia di ricominciare, di rifondare tutto da capo, lasciandosi alle spalle, pur senza rinnegamenti, il passato.
Percepisce ormai come insopportabilmente angusti gli spazi della sperduta provincia piemontese, i teatri parrocchiali, gli stanzoni delle commedie; vuole volgere altrove il timone, percorrere mari non navigati, mettersi alla prova su rotte sconosciute. Vuole traversare l’Italia intera e presentarsi su palcoscenici di teatri veri, con platee, palchi e loggione. Fin da subito, Oreste compie un atto coraggioso: depone dal trono sua madre, ormai cinquantaduenne e non più adatta a rivestire gli abiti della prima attrice. Troppo spesso gli appare stanca e ripetitiva nella recitazione. Al suo posto incorona Elettra, la sorella maggiore.
Per segnare una linea di continuità ma anche una volontà di rottura rispetto alla storia artistica fin lì svoltasi, cambia nome alla nuova formazione e la ribattezza come “Drammatica Compagnia Fratelli Croce” (immagine 7).
Convinto che il ruolo del direttore e quello dell’amministratore non possano e non debbano essere accentrati in un’unica e sola figura, decide di affiancarsi suo cognato, Luigi Cordiviola, nel ruolo di amministratore della compagnia e lascia a se stesso la sola direzione artistica. Rinuncia persino all’ambito ruolo di primo attore. Così almeno risulta dall’elenco pubblicato nel Piccolo Faust del 22 marzo 1911 (le cose poi andranno diversamente nei fatti: la direzione della compagnia sarà assunta da Attila Ricci e Oreste vestirà i panni del primo attore).
A ben vedere, è come se la morte del padre avesse rappresentato per i figli un rito di passaggio, l’ingresso definitivo nella vita adulta, nella quale le loro forze inespresse possono finalmente aver modo di germogliare. Una specie di superamento del complesso edipico, in cui il padre, oltre che ideale da imitare, può essere anche fonte di repressione e inibizione.
Anche per Elettra il 1911 fu una rinascita: adesso può finalmente ricoprire il ruolo di prima attrice, divenire la beneamata del pubblico, l’invidia delle spettatrici e l’icona del femmineo per gli spettatori.
Elettra ha ormai 26 anni; non è propriamente bella, ma ha senza dubbio una fisicità impattante (immagine 8).
A differenza di sua sorella Cesarina, non ha ereditato i tratti fisici della madre, taglienti e affilati. Non ha una bellezza raffinata. È mora, grossi capelli ondulati; un collo non esile. Sul volto, alquanto squadrato e con un mento largo, troneggia una fronte ampia. Il naso è rotondeggiante e le labbra, ben disegnate, non sono però carnose. A colpire in lei sono soprattutto gli occhi: ricolmi di una nubilosa malinconia, con un taglio vistosamente piegato all’ingiù. Dolente. Paiono anticipare lo sguardo enigmatico di Greta Garbo: una dolce e pacata tristezza che però è capace di sfidare l’universo, senza piegarsi.
Sul volto di Elettra sembra combattersi una guerra tra spinte contrastanti: se alcuni suoi caratteri somatici indicano una personalità caparbia, ferma nelle sue decisioni, con voglia di affermarsi e portatrice di un razionalismo a tratti pragmatico, altri tradiscono all’opposto una propensione all’introspezione, inquieta e solipsistica. Quasi l’epifania di un triste presagio.

Nella nuova Compagnia Fratelli Croce i ruoli femminili vennero assegnati per intero alle donne del clan, compresa una tal Ester che compare per la prima volta in questa occasione per poi scomparire di nuovo sia dagli elenchi che dalla memoria familiare.
Nel primo anno comico, abbandonando dopo tanto tempo la patria elettiva del Piemonte, la compagnia inizia un viaggio verso sud, toccando prima la Liguria per poi insediarsi in varie cittadine toscane. È una compagnia di prosa e canto e sia Oreste che Elettra danno seralmente prova di possedere voci bellissime. In questi anni, le piccole formazioni stentano sempre più a sopravvivere e l’introduzione dell’elemento canoro è un’evidente concessione ai gusti del pubblico. Il repertorio è quello tradizionale del teatro coevo che unisce opere di qualità a drammoni popolari: La moglie del dottore, Juan Josè, Suor Teresa, La signora delle camelie, Tosca, La suonatrice d’arpa, I disonesti, Giosuè Guardacoste, I martiri del lavoro, Una partita a scacchi, I figli di nessuno, Il Cantico dei Cantici, La figlia di Jefte, La trovatella di S. Maria; oppure le commedie: La piccola cioccolataia, Fatemi la corte, Il carnevale di Torino, Tentazioni. Ma la vera novità della compagnia sono le esibizioni musicali, come il Caffè concerto dato dal “trio Croce” e le operette, come leggiamo nel Corazziere di Volterra, per l’esibizione del 22 giugno all’Arena Viti:

“L’operetta del maestro Consortini che andò in scena giovedì sera ebbe accoglienza molto lusinghiera di applausi e si chiese il bis di diversi pezzi. L’esecuzione è lodevole sia da parte dell’orchestra che degli esecutori; principalmente il simpatico artista Oreste Croce è un protagonista impeccabile.
La prima donna Elettra Croce Cordiviola, oltre ad essere una distinta e intelligente artista drammatica, sa anche cantare con voce intonata e piacevole ed è applaudita insieme al tenore Mario Gazzarri nostro concittadino.”

Quattro mesi dopo la morte di Onorato, un altro grave lutto colpisce la famiglia Croce: una delle sorelle, di nome Ester, di soli 20 anni, muore il 26 maggio 1911 proprio a Volterra. La notizia è riportata ancora una volta nel Corazziere:

“Successivamente un altro corteo di cittadini e filodrammatici accompagnava al cimitero altra giovane esistenza, che ha dovuto perire a 20 anni: l’attrice drammatica Ester Croce.”

La sera stessa del funerale, la compagnia è di nuovo in scena all’Arena Viti. Non esiste, per i commedianti, il tempo del lutto. Sul palco si ride, si canta, si litiga; nel profondo di ciascun di loro una costernazione disperata, una superstiziosa angoscia: temono che la malasorte si sia accanita contro di loro e nessun rito scaramantico riuscirà ad allontanarla.
L’unica cosa che resta da fare è riprendere il viaggio, metafora del continuo rigenerarsi della vita, apotropaico gesto che tenta di rilanciare di continuo la sorte.
A fine giugno la Compagnia Fratelli Croce – nome divenuto quanto mai sinistro dopo quanto accaduto ad Ester – riprende il suo giro di piazze: Poggibonzi, Casciana, Montecarlo, San Salvatore, Pontremoli…

Dell’anno comico 1912/13, abbiamo pochissime notizie e l’elenco della compagnia non fu pubblicato sul Piccolo Faust. L’unica notizia che venne pubblicata fu in data 29 maggio 1912:

Morbegno, 18
“Nell’ultima recita al Sociale di Morbegno. la Compagnia Fratelli Croce ha dato La Cena delle Beffe con ottimo successo. Ad ogni finale di atto, 3 ed anche 4 chiamate, nonché applausi vivissimi a scena aperta riscossero gli attori Igino Corsini nella parte di Neri, ed Oreste Croce in quella di Giannetto. Dopo si recherà a Tirano dove è stata scritturata con ottimo contratto pagato.”

Come si vede, la compagnia, nel nuovo anno comico, non ha cambiato nome e ancora una volta ruota intorno agli astri di Oreste ed Elettra. La regione battuta è questa volta la Lombardia (in particolare le provincie di Sondrio e Milano) e l’Emilia Romagna, nella provincia di Parma.
Durante questa sua tounée, è come se la famiglia artistica dei Croce abbia sentito un urgente bisogno di tornare su alcuni “luoghi della memoria”, nei quali ritrovare radici e punti fermi: nel settembre, dopo un anno e due mesi dalla morte di Ester, decide di tornare per un brevissimo corso di rappresentazioni a Volterra. La scelta della piazza sarebbe in sé inspiegabile se non tenessimo conto che lì era sepolta una parte della loro identità e del loro cuore. In qualche modo quella terra, urna di un loro affetto, era divenuta una specie di “patria”, una terra familiare tra tante terre “anonime” battute durante una vita nomade. Dal dicembre del 1912 al febbraio del 1913 la compagnia tornò infine in un altro luogo a lei caro: un luogo questa volta di ricordi felici. Di unità. Di vita. Tornò a recitare a Langhirano, dove 15 anni prima era nata Ernestina.
E proprio a Langhirano dovette succedere qualcosa di determinante per la famiglia Croce, un qualcosa che a noi purtroppo sfugge, inghiottito in quella dimenticanza che avvolge troppo spesso proprio i passaggi cruciali di ogni esistenza.
A Langhirano la Compagnia Croce si scioglie: per ben due anni, sul Piccolo Faust, risulta stanziale nella cittadina parmense. Le ipotesi a tal riguardo possono essere molteplici: si può supporre che si fosse fermata subodorando la tragedia bellica imminente; oppure che avesse creato un’attività filodrammatica locale; infine che qualcuno dei componenti della famiglia, a causa di una malattia o altro, avesse costretto anche gli altri a interrompere l’attività artistica. Ma al di là delle ipotesi, abbiamo un dato certo sul quale soffermarci e riflettere: nell’anno comico immediatamente successivo (1913/14) sia Oreste che Elettra risulteranno inspiegabilmente attivi in due compagnie distinte: il primo scritturato con Alfredo De Sanctis (con prima attrice la notissima Alda Borelli), la seconda prima attrice nella compagnia di Lino Pittore (immagine 9). È la prima volta, da quando sono nati, che i due fratelli Croce agiscono separatamente, seguendo piste artistiche e geografiche diverse. Ma da ora in avanti i due fratelli non si incontreranno mai più, come se tra loro fosse avvenuta una rottura irreparabile, come se all’interno del solido gruppo familiare, da sempre coeso e compatto, fosse avvenuta una frattura.
Elettra, come dicevo, insieme a suo marito Luigi Cordiviola e a sua sorella Ernestina, emigra nella formazione condotta da Lino Pittore e diretta da un celebre personaggio del teatro italiano dell’epoca: il cav. Alessandro Marchetti, figlio d’arte (membro della prolifica stirpe dei Marchetti, nota in tutto il mondo teatrale), era da decenni primo attore, capocomico ma soprattutto pungente spirito critico delle cattive abitudini dei teatranti suoi contemporanei. Il Marchetti vantava un curriculum davvero prestigioso (aveva recitato con Cesare Rossi, Alamanno Morelli, Adelaide Tessero, Irma Gramatica, Angelo e Lina Diligenti, Anna Pedretti, Maria Melato… per non citare che i più noti) ed era stato autore, nel 1884, di un testo assai caustico dal titolo I tarli dell’arte drammatica: rivelazioni, speranze e proposte. Collaborare con il Marchetti, trovarsi al suo fianco, ascoltarne gli ammonimenti, le correzioni e i plausi rappresentava per Elettra un salto qualitativo decisamente importante, segno evidente della sua qualità artistica ma anche profezia sul suo futuro di attrice all’alba del suo successo.

Dell’anno comico 1914/15 si hanno pochissime notizie circa Elettra: l’unica certezza è che sia stata attiva la compagnia Croce-Cordiviola.

Per quanto riguarda l’anno comico 1915/16 possiamo invece documentare, dopo tre anni di separazione, l’avvenuta riunificazione del clan dei Croce: tutte le sorelle, la madre Adalgisa e il giovane Eligio sono nuovamente insieme a comporre la formazione Croce-Cordiviola (immagine 10), che ha in sé inglobato due membri di un’altra illustre famiglia d’arte, Ada e Pietro Senarica-Martini. La compagnia è diretta da Achille Piacentini e batte le piazze del centro Italia (Toscana e Umbria), teatri di provincia, con una loro storia e un loro prestigio. Indirizza lettere ai Comuni e alle Accademie con carta intestata e vanta la possibilità di allestire “grandi spettacoli per Arene e Teatri Popolari”, nonché uno “scelto repertorio di canto nuovissimo”. Il repertorio drammatico è quello tradizionale: Addio Giovinezza, La figlia di Jorio, La Fiammata, Il Ladro, Il Cardinale, Cena delle beffe, Moglie del Dottore, Fernanda, Piccola Fonte, Piccola Cioccolataia…
In quello stesso 1915, Oreste Croce venne promosso sergente maggiore per merito di guerra.

Nell’anno 1916/17 la compagnia prende definitivamente il nome di Drammatica Compagnia delle Sorelle Croce, ribadendo la natura strettamente familiare della formazione. Al Cordiviola viene nuovamente inflitto un vulnus: dopo essersi fregiato di aver, per due anni, dato il proprio nome alla compagnia, si vede nuovamente estromesso dall’arte e relegato ad un ruolo subalterno. Nella nuova formazione, al di là delle parti femminili interamente affidate alle sorelle Croce, il ruolo di primo attore è ricoperto da Enrico Bolaffi (nipote, per linea materna, di Alessandro Marchetti) e la direzione artistica è affidata a suo zio Italo Marchetti. Mentre il primo è un astro nascente (immagine 11), il secondo è un veterano dell’arte, figlio d’arte, capocomico e per decenni primo attore assoluto in proprie e altrui compagnie. Elettra è ancora una volta la prima donna indiscussa: nessuna delle sue sorelle osa contestarle questo primato, nonostante Cesarina, grazie alla sua bellezza raffinata, inizi a rifulgere nel ruolo di prima attrice giovane.
Dal Bollettino dell’Organizzazione Civile, pubblicato ad Ovada, al n° 85, del 22 ottobre 1916 estrapoliamo quanto segue:

“Da alcuni giorni, sulle scene del Torrielli, agisce con meritato successo la Compagnia di Prosa e Canto Sorelle Croce la quale ci ha ammanito [sic!] spettacoli che ottennero per tutti i riguardi l’aggradimento del numeroso pubblico.
La Compagnia, assai bene affiatata, è composta di ottimi elementi, fra cui ci piace notare con speciale segnalazione la prima attrice Elettra Croce Cordiviola che affronta con pieno successo le parti più difficili e disparate. Per esempio, negli spettacoli che avranno luogo sabato e domenica, la vedremo, e certo con eguale fortuna, sotto le spoglie tragiche di Tosca e sotto quelle frivole e brillanti di Santarellina.
Il primo attore Enrico Bolaffi si è di primo acchito accaparrata la simpatia e l’ammirazione veramente meritate del pubblico: ed il cronista è ben lieto di associarsi al giudizio generale.
[…]
In entrambe le sere canto variato della signora Croce Cordiviola e della signorina Cesarina Croce che cantano con molta grazia e molto buon gusto.”

Nell’anno 1917/18 la compagnia risulta praticamente immutata: porta lo stesso nome e il Bolaffi riveste ancora i panni del primo attore. Da due anni è ormai tornata “in patria”, in quel Piemonte battuto in lungo e in largo ai tempi del vecchio Onorato. Adesso però non sono più i teatrini parrocchiali o le stanze delle commedie ad accoglierla, ma i teatri storici delle cittadine piemontesi (Nizza Monferrato, Alba, Acqui Terme, Mondovì). Ed è ancora una volta in Piemonte, e con esattezza a Nizza Monferrato, che nel febbraio 1917 avviene un fatto di fondamentale importanza per i fratelli Croce: la ormai cinquantottenne Adalgisa decide di compiere un passo decisivo per i propri figli, quello di “riconoscerli” come suoi figli naturali. Da ora in avanti, ciascuno di loro potrà ufficialmente dichiarare l’identità della propria madre, riconoscere la propria identità. Il loro cognome – Bonvini – non risulterà più così inspiegabile e misterioso come era stato per decenni.

L’anno comico 1918/19 si apre sotto i migliori auspici. La Compagnia di prosa e canto Sorelle Croce è ormai consolidata e nota all’ambiente teatrale. Ovunque arrivi, fa buoni affari e miete successi di pubblico. Nonostante il logorio della guerra, che ha messo in ginocchio la gran parte delle piccole e medie formazioni, la “ditta Croce” non solo sembra resistere ma persino crescere in fama e bellezza. A riprenderne la direzione artistica è una vecchia conoscenza: il cavalier Italo Marchetti era, come ho detto, un personaggio rinomato nel teatro italiano. Il ruolo di primo attore viene invece assunto da un illustre personaggio dell’epoca: Luigi Farinelli. Questi, come si legge ne La gazzetta di Mondovì (del 22 giugno 1918), era da poco rientrato in Italia dopo anni di attività giornalistica presso le più importanti riviste statunitensi. Aveva esordito come attore con Gustavo Salvini e in ultimo aveva recitato con Zacconi, segno evidente delle sue qualità artistiche.
Tra gli scritturati della compagnia risulta inoltre comparire un attore veneto di nome Antonio Carani (Carani in arte, Curussani all’anagrafe, italianizzazione di Kursanovic di origine slava). È ancora una volta La gazzetta di Mondovì (22 giugno del 1918) a fornirci alcune interessanti annotazioni sul suo talento e sul suo passato artistico:

“Carani, ottimo elemento artistico, eccelle nelle parti di brillante, in modo singolare per una verve misurata ed efficace. Fu con Zago, e del teatro dialettale veneto risente ancora il suo accento; piccolo difetto di cui sarà però facile correggersi, e che d’altronde non guasta mai dando più finezza alle sue macchiette. Ma artista multiforme, sa adattarsi anche alle parti sentimentali e tragiche, dal che vogliamo trarre i migliori auspici nel tributargli la nostra parola di lode.”

Il cognome Carani – che sembra di nuovo seguire un percorso tanto tortuoso – si legherà da qui a poco in modo indissolubile a quello dei Croce: la ventunenne Ernestina (per tutti Tina) il 3 luglio 1918 si unisce in matrimonio al giovane attore della compagnia. E proprio nella cittadina di Mondovì. Ancora una volta in Piemonte. Da questo momento sarà nota, per tutti i decenni a venire, all’intero mondo teatrale, come Tina Croce-Carani, capocomica per anni di un’omonima compagnia (immagine 13).

Da Mondovì la compagna passerà, nel settembre, al teatro Vittoria di Novara. Il giorno 15 settembre, Elettra darà la sua beneficiata con La signora delle Camelie di A. Dumas. Il Corriere di Novara riporta (nel n° 73 del 14 settembre 1918) una notizia quanto mai curiosa: si annuncia la messa in scena de La Cena delle beffe di Sem Benelli con Elettra nei panni di Giannetto. Dunque Elettra si sarebbe prestata a vestire i panni di un uomo; a ricoprire un ruolo en travesti. Al pubblico novarese senza dubbio sarà apparsa come una scelta audace: nella provincia – e soprattutto nelle compagnie minori – era davvero insolito vedere donne in abiti maschili che recitavano ruoli en travesti. Tali sovvertimenti erano ammessi semmai nei grandi teatri urbani e nelle primarie compagnie, ma in provincia doveva apparire come una cosa davvero inaudita. Per noi oggi rappresenta il segno evidente, non solo della maestria artistica di Elettra, camaleontica e duttile, ma anche del suo spirito ribelle e anticonformista.
Il 28 settembre, il medesimo Corriere riporta la notizia della rappresentazione de Le due orfanelle, di d’Ennery, con Elettra nel ruolo della cieca. Il 5 ottobre annuncia l’imminente messa in scena di Romanticismo del Rovetta:

“Romanticismo sarà recitato dalla Compagnia Sorelle Croce che da oltre un mese riporta al Vittoria un continuo successo: perciò il successo dello spettacolo sarà certamente grandissimo” (Corriere di Novara n° 79, 5 ottobre 1918)

Mancano ormai pochi giorni alla fine. La febbre alta, i tremori, l’astenia sono i segni inconfondibili del male spietato che si è impossessato di Elettra. Ella, ogni sera, ricompare in scena: sempre più fioca; sempre più triste. Ha ben chiaro che il suo destino di morte non cambierà al chiudersi del sipario. Dopo aver simulato infinite morti sulla scena, si sente ora impreparata ad affrontare la morte vera, quella che strappa dalla scena del mondo e degli affetti. Allo specchio vede ancora un volto giovane, troppo levigato per congelarsi nel freddo rigore della morte. Immagina il dolore cupo di sua madre che, in pochi anni e contro ogni legge naturale, si è vista precedere, nel cammino verso le malefiche tenebre dell’Orco, dalle sue giovani figlie: Ester prima e ora Elettra. Presagisce il destino disperato di suo marito Luigi, nuovamente estraneo tra estranei. Ma soprattutto non trova pace nell’osservare la fanciullezza violata dei suoi due bambini, di nove e undici anni. Per loro solo buio.
Certamente prima di morire li avrà chiamati a sé. Li avrà fissati con i suoi occhi dolenti e malinconici. E se quegli occhi tristi da sempre sembravano custodire una sinistra premonizione, adesso, di colpo, non sono più enigmatici. Tutto è ormai drammaticamente chiaro.
Anche i bambini l’avranno guardata. Di sfuggita, però. L’avranno osservata andarsene senza capire: a quell’età il mai più è un concetto confuso e inafferrabile. Probabilmente da madre e attrice avrà pronunciato loro, con voce ormai evanescente e rotta, quelle usate parole che consolano i miseri: “non temete! Io sarò con voi… Anche domani. Per sempre… Anche se non mi vedrete, io ci sarò. Oreste! Onorato! Non sentitevi soli. Una madre non abbandona mai le proprie creature… Suvvia, ora tornate a giocare ché è tardi.” E mentre i due bambini scivolavano via da quella stanza in penombra, inconsapevoli stavano salutando definitivamente il tempo del gioco e della loro spensieratezza.

Elettra è morta il 10-10-1918. La sua morte non risulta trascritta in nessun registro ufficiale. Senza dubbio però a morire non fu Elettra Croce.
È morta in ottobre: quel mese, tanto caro alla sua famiglia, divenne da ora in avanti il tempo del lutto, della vedovanza e della crudele condizione di orfani.
La sua prematura scomparsa non fu che il primo atto di una lunga serie di eventi che segnerà tragicamente l’intera storia dei Cordiviola. Il 2 luglio 1921, a soli 14 anni, e solo dopo tre anni dalla morte della madre, finì annegato nel lago di Como il giovane Onorato. Suo padre Luigi, dopo quest’ennesima sciagura, si gettò in un alcolismo tanto anestetizzante quanto distruttivo, che lo condurrà alla cancrena e all’amputazione di una gamba. Oreste… beh la storia di Oreste Cordiviola meriterebbe uno spazio a sé, essendo una storia d’arte, d’amore e di follia.

 

*****

TRIA NOMINA

Elettra Bonvini. Elettra Croce. Elettra Cordiviola.
Tre nomi per tre identità? Oppure un’unica identità con tre nomi? Quale delle tre Elettre scegliere? Quale prediligere?
Sì, perché in essa vive un mistero per il quale ciascuna Elettra fu tanto grande quanto tre Elettre insieme e due non furono maggiori di una sola. Ciascuna Elettra fu in ciascuna delle altre, tutte furono in ciascuna, ciascuna in tutte e tutte formarono una persona sola, senza però confusione né sovrapposizione.
La Bonvini fu la figlia. La Croce l’attrice. La Cordiviola fu la moglie e la madre. Eppure anche la Croce fu figlia, figlia degli stessi genitori della Bonvini, così come la Cordiviola fu attrice nei medesimi teatri in cui si trovò a recitare la Croce. Tutte e tre “figlie d’arte”; ciascuna delle tre “figlia di nessuno”. Groviglio inestricabile di cognomi: Bonvini le venne assegnato senza che le spettasse; Croce le fu negato nonostante ne avesse diritto; Cordiviola lo assunse da chi a sua volta lo portava illecitamente.
Noi vogliamo ricordarla come Elettra Croce: quella che – proprio come il Logos divino – pur vivente, è la non-nata e la mai-morta. Proprio come l’arte. Proprio come le creazioni eterne di Talia e Melpomene.

 


 

GALLERIA

 


 

 

FORMAZIONE DI COMPAGNIE

Drammatica Compagnia Sociale, diretta dall’artista Egisto Paoli
A.C. 1885/86
Attrici:Adalgisa Bonvini-Croce; Erminia Mader-Paoli; Carlotta Giardi; Luigia Parenti; Zaira Giardi; Elvira Pacini; Carlotta De Carli
Attori:Luigi Servolini;Onorato Croce; Cristoforo Giardi; Egisto Paoli; Vittorio Giardi; Enrico Pasquali; Alcide Pacini; Egisto Targioni; Armando Rindi
Carattere dello Stenterello: Egisto Paoli (Allievo del celebre artista Landini fu Raffaello)
Direttore:Egisto Paoli
Segretario: Alcide Pacini

Drammatica Compagnia “Pietro Cossa”, condotta e diretta dall’attore Salvatore Dreoni
A.C. 1887/1888
Attrici: Lelia Seghezza; Adalgisa Croce; Colomba Seghezza; Elisa Dreoni; Angiola Ferraris; Eugenia Dreoni; Jenny Salvatelli; Clotilde Dreoni
Attori: Salvatore Dreoni; Onoralo Croce; Carlo Dreoni; Carlo Ferraris; Vincenzo Dreoni; Oscar Santini; Anchise Cantini; Enrico Dreoni; Antonio Fanti
Parti ingenue: Jole e Delia Dreoni

Drammatica Compagnia Sociale, condotta da Onorato Croce
A.C. 1889/90
Attrici: Adalgisa Bonvini-Croce; Albina Bisi; Annita Olivieri; Adele Tassani-Poletti; Emma Bisi
Attori:Onorato Croce; Sante Olivieri; Alfredo Senarica Martini; Adolfo Bisi; Domenico Poletti; Michele Rossi; Arduino Bonfanti
Parti ingenue: Norma Poletti, Elettra Croce
Direttore: Onorato Croce
Segretario: Sante Olivieri
Rammentatore: Domenico Poletti

Drammatica Compagnia Giuseppe Angeloni
A.C. 1890/91
Attrici: Italia Bongini Angeloni; Nunziata Danielli; Virginia Bommartini; Concetta Ficarra; Dina Artioli; Adalgisa Croce; Carolina Ficarra; Emma Fontana; Estella Bastianelli; Teresa Bongini; Zaira Bastianelli; Cecilia Bommartini
Attori: Giuseppe Angeloni; Giovanni Danielli; Raffaello Bongini; Luigi Ficarra; Onorato Croce; Eolo Bastianelli; Giulio Conti; Giovanni Benedetti; Giacomo Crivellaro; Lorenzo Marelli; Giuseppe Caminotto; Antonio Santoni
Parti ingenue: Neademia Bongini; Pierino Ficarra

Drammatica Compagnia Onorato Croce
A.C. 1894/95
Attrici: Adalgisa Bonvini-Croce
Attori: Onorato Croce; Farnesi; Cavagnoli; Sante Olivieri

Drammatica Compagnia Zaggia-Croce
A.C. 1895/96
Attrici: Adalgisa Bonvini-Croce; Clara Parmiani-Zaggia; Adele (?) Poletti; Norma Poletti(?); Albina Bisi (?); Emma Bisi (?)
Attori: Onorato Croce; Achille Zaggia; Adolfo (?) Bisi; Domenico (?) Poletti

Drammatica Compagnia Onorato Croce
A.C. 1897/98
Attrici: Adalgisa Bonvini-Croce; Bianca Gastaldi; Elettra Croce
Attori: Onorato Croce; Gastaldi; Turini

Drammatica Compagnia Fratelli Croce, diretta da Attila Ricci
A.C. 1911/12
Attrici:Elettra Croce-Cordiviola; Adalgisa Bonvini; Cesarina Croce; Ester Croce; Ernestina Croce; Nelly Croce
Attori:Fernando Corti; Attila Ricci; Oreste Corti; Leopoldo Zanchi; Luigi Cordiviola; Atttilio Bonino; Amilcare Scalaffa; Eligio Croce; Filippo Bonusso
Parte ingenua: Iolanda Croce
Segretario: Luigi Cordiviola

Drammatica Compagnia Italiana, condotta da Lino Pittore e diretta dall’artista Cav. Alessandro Marchetti
A.C. 1913/14
Attrici: Elettra Cordiviola; Bice Marchetti; Ada Piccini; Argia Dini; Ernestina Croce; Adalgisa Rossetti; Ebe Marini
Attori: Cav. Alessandro Marchetti; Alfredo Dini; Lino Pittore; Umberto Marchetti; Edoardo Mazzucchelli; Luigi Cordiviola; Italo Salvini; Luigi Marini; Giovanni Flaviis; Romeo Rosetti

Drammatica Compagnia Croce-Cordiviola
A.C. 1915/16
Attrici: Elettra Cordiviola; Cesarina Croce; Ernestina Croce; Adalgisa Bonvini; Tersa Vincenzi-Bertazzoli; Ada Senarica-Martini; Nelly Bonvini; Jolanda Croce
Attori: Achille Piacentini; Pietro Senarica-Martini; Luigi Cordiviola; Luigi Bertazzoli; Ettore Bertazzoli; Eligio Croce; Giuseppe Comuzio; Onorato Cordiviola

Drammatica Compagnia di prosa e canto Sorelle Croce
A.C. 1916/17
Attrici: Elettra Cordiviola; Cesarina Croce; Ernestina Croce; Adalgisa Bonvini; Nelly Bonvini; Jolanda Croce
Attori: Enrico Bolaffi; Sivieri; Italo Marchetti; Luigi Cordiviola

Drammatica Compagnia di prosa e canto Sorelle Croce
A.C. 1917/18
Attrici: Elettra Cordiviola; Cesarina Croce; Ernestina Croce; Adalgisa Bonvini; Nelly Bonvini; Jolanda Croce
Attori: Enrico Bolaffi; Luigi Cordiviola

Drammatica Compagnia Sorelle Croce, diretta da Italo Marchetti
A.C. 1918/19
Attrici: Elettra Croce; Cesarina Croce; Adalgisa Bonvini; Irma Mariani; Nelly Croce; Maria Farinelli; Iolanda Croce; Ivanoe Marchetti
Attori: Luigi Farinelli; Antonio Carani; Italo Marchetti; Armando Mariani; Ferruccio Marchetti; Giuseppe Noè; Luigi Carani; Oreste Cordiviola

 

MOVIMENTI DI COMPAGNIE

NB1: si ricorda che gli “anni comici” (A.C.) avevano una durata diversa rispetto all’anno calendariale: iniziavano nel marzo e terminavano nel febbraio dell’anno successivo.
NB2: tra parentesi, accanto al nome della “piazza” occupata, ho inserito la provincia di appartenenza e, quando lo conosco, il nome del teatro in cui la compagnia recitava

A.C. 1885/86 (Compagnia Drammatica Martini-Croce)
dicembre: Castagnole Monferrato (Asti)

A.C. 1886/87 (Compagnia Drammatica Egisto Paoli)
novembre: Sinalunga (Siena)

A.C. 1889/90 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo: Valle Inferiore di Mosso (Biella)
giugno-luglio: Cossato (Biella)
agosto-settembre: Biella
2° metà settembre-ottobre: Sordevolo (Biella)

A.C. 1891/92 (Compagnia Drammatica Serrutini Carlo Alberto)
maggio: Fara novarese (Novara)

A.C. 1892/93 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo: Rivolta d’Adda (Cremona)
giugno: Caprino (Verona)

A.C. 1893/94 (Compagnia Drammatica Croce-Bencini)
settembre: Trigesimo nel Friuli (Udine)
gennaio-febbraio 1894: Gatteo (Forlì-Cesena)

A.C. 1894/95 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
luglio: Langhirano (Parma)
agosto: Collecchio (Parma)

A.C. 1895/96 (Compagnia Drammatica Zaggia-Croce)
agosto: Castelfranco Emilia (Modena) (Arena Morandi)
gennaio-febbraio 1896: San Giorgio di Piano (Bologna)

A.C. 1896/97 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
dicembre: Consandolo (Ferrara)

A.C. 1897/98 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
maggio: Lodi
giugno: Stradella (Pavia)
2° metà giugno-dicembre: Langhirano (Parma)

A.C. 1898/99 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
febbraio: Roccabianca (Parma)
marzo-aprile: Reggio Emilia;
maggio-luglio: Fellino (Parma)
agosto-1° metà settembre: Fornovo Taro (Parma)
2°metà settembre: Castel Guelfo (Bologna)
ottobre-dicembre: Fontevivo (Parma)
2° metà dicembre-febbraio 1899: Boretto (Reggio Emilia)

A.C. 1899/1900 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-agosto: Boretto (Reggio Emilia)
settembre-ottobre: Campitello (Trento)
novembre-dicembre: Moglia di Gonzaga (Mantova)
gennaio-febbraio 1900: Roverbella (Mantova)

A.C. 1900/01 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
aprile-1°metà maggio: Valeggio sul Mincio (Verona)
2° metà maggio-1° metà agosto: Cavriana (Mantova)
2° metà agosto-1° metà ottobre: Pozzolengo (Brescia)
2° metà ottobre-1° metà novembre: Gavardo (Brescia)
2° metà novembre: Gardone Val Trompia (Brescia)
dicembre: Pisogne (Brescia)

A.C. 1901/02 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo: Albino (Bergamo)
aprile- 1° metà giugno: Trezzo d’Adda (Milano)
2° metà giugno-dicembre: Cassano d’Adda (Milano)
gennaio-febbraio 1902: Cinisello (Milano)

A.C. 1902/03 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-maggio: Abbiategrasso (Milano)
luglio-agosto: Iselle (?)
ottobre-novembre: Trezzo d’Adda (Milano)
dicembre 1902-febbraio 1903: Fara d’Adda (Bergamo)

A.C. 1903/04 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-aprile: Fara d’Adda (Bergamo)
NB: da 2° metà aprile fino a tutto giugno non risulta più la compagnia;
luglio-ottobre: Sordevolo (Biella)
novembre-febbraio 1904: Masserano (Biella)

A.C. 1904/05 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-giugno: Romagnano Sesia (Novara)
luglio-novembre: Coggiola (Biella)
dicembre 1904-gennaio 1905: Valle Inferiore Mosso (Biella)

A.C. 1905/06 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
febbraio-marzo: Alzano Maggiore (Bergamo)
aprile-giugno: Abbiategrasso (Milano)
luglio-settembre: Motta Visconti (Milano)
ottobre: Casorate Primo (Pavia)
novembre: Rovescala (Pavia)
dicembre-febbraio: Volpedo (Alessandria)

A.C. 1906/07 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-1° metà aprile: Volpedo (Alessandria)
2° metà aprile-maggio: Canelli (Asti)
giugno-agosto: Castagnole Lanze (Asti)
settembre-1° metà ottobre: La Morra (Cuneo)
2° metà ottobre-novembre: Cherasco (Cuneo)
dicembre-febbraio 1907: Borgo S. Dalmazzo (Cuneo)

A.C. 1907/08 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo-maggio: Caraglio (Cuneo)
2° metà maggio-luglio: Busca (Cuneo)
agosto-ottobre: Boves (Cuneo)
novembre-dicembre: Canale (Cuneo)
gennaio-febbraio 1908: Poirino (Torino)

A.C. 1908/09 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
1° metà marzo: Poirino (Torino)
2° metà marzo: Chieri (Torino)
aprile-maggio: Vigone (Torino)
giugno-luglio: Castagnole Lanze (Asti)
agosto: Bra (Cuneo)
settembre: Asti (Arena popolare)
ottobre-gennaio 1909: Andorno (Biella)

A.C. 1909/10 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
febbraio-marzo: S. Salvatore Monferrato (Alessandria)
aprile-maggio: Bassignana (Alessandria)
giugno-1° metà agosto: Sale (Alessandria)
2° metà agosto-1° metà novembre: Pontestura (Alessandria)
2° metà novembre-febbraio 1910: Vignale Monferrato (Alessandria)

A.C. 1910/11 (Compagnia Drammatica Croce Onorato)
marzo: Castagnole Monferrato (Alessandria)
1° metà aprile: Refrancore (Asti)
2° metà aprile-giugno: S. Damiano d’Asti (Asti)
luglio-1° metà settembre: Ronco Scrivia (Genova)
2° metà settembre-1° metà novembre: Canale (Cuneo)
2° metà novembre 1910-gennaio 1911: Cavallermaggiore (Cuneo)

A.C. 1911/12 (Compagnia Drammatica Fratelli Croce)
marzo-aprile: Bordighera (Imperia)
maggio-giugno: Volterra (Pisa) (Arena Viti)
luglio-agosto: Poggibonsi (Siena)
settembre-1° metà ottobre: Casciana (Pisa)
2° metà ottobre-1° metà novembre: Montecarlo (Lucca)
2° metà novembre: San Salvatore (Lucca)
dicembre 1911-1° metà gennaio 1912: Pontremoli (Massa-Carrara)
2° metà gennaio-febbraio: Noceto (Parma)

A.C. 1912/13 (Compagnia Drammatica Fratelli Croce)
marzo: Noceto (Parma)
aprile: Colorno (Parma)
maggio: Morbegno (Sondrio) (Teatro Sociale)
giugno-luglio: Tirano (Sondrio)
agosto: Corbetta (Milano)
1° metà settembre: Volterra (Pisa)
2° metà settembre-novembre: Soragna (Parma)
dicembre 1912-febbraio 1913: Langhirano (Parma)
NB: la compagnia “Fratelli Croce” risulterà stanziata a Langhirano fino al febbraio 1915

A.C. 1913/14 (Compagnia Drammatica Lino Pittore)
marzo: Fossombrone (Pesaro-Urbino)
1° metà aprile: Recanati (Macerata)
2° metà aprile-maggio: Cingoli (Macerata)
1° metà giugno: Treia (Macerata)
2° metà giugno-agosto: Massa Marittima (Grosseto)
settembre- 1° metà ottobre: Pitigliano (Grosseto) (Teatro Salvini)
2° metà ottobre- 1° metà dicembre: Santa Croce sull’Arno (Pisa)
2° metà dicembre 1913-1° metà gennaio 1914: Fucecchio (Firenze)
2° metà gennaio 1914: Città di Castello (Perugia)
Febbraio 1914: Cortona (Arezzo)

A.C. 1914/15 (Compagnia Drammatica Croce-Cordiviola)
novembre: Tuscania (Viterbo)
gennaio-febbraio 1915: Caldarola (Macerata)

A.C. 1915/16 (Compagnia Drammatica Croce-Cordiviola)
marzo: Marsciano (Perugia)
aprile: Assisi (Perugia)
maggio-1° metà giugno: Gubbio (Perugia)
2° metà giugno: Terni
1° metà luglio: Livorno
2° metà luglio-agosto: Cecina (Livorno)
settembre: Follonica (Grosseto) (Salone Forti e Liberi)
ottobre-novembre: Assisi (Perugia)
dicembre: Livorno (teatro Margherita)
gennaio-febbraio 1916: Piombino (Livorno)

A.C. 1916/17 (Compagnia di Prosa e Canto Sorelle Croce)
ottobre-13 novembre: Ovada (Alessandria)
15-23 novembre: Acqui Terme (Alessandria)
25 novembre-gennaio 1917: Ovada (Alessandria)

A.C. 1917/18 (Compagnia di Prosa e Canto Sorelle Croce)
febbraio: Nizza Monferrato (Asti)
aprile-maggio: Alba (Cuneo) (Politeama)
fine maggio: Acqui Terme (Alessandria)
giugno: Mondovì (Cuneo) (Teatro Trianon)

A.C. 1918/19 (Compagnia Drammatica Sorelle Croce)
febbraio: Ovada (Alessandria)
marzo: Canelli (Asti)
aprile: Alessandria (cine-teatro centrale)
maggio: Omegna
giugno-settembre: Mondovì (Cuneo) (Teatro Sociale)
settembre-novembre: Novara (Teatro Vittoria)
dicembre-gennaio 1919: Pinerolo (Torino) (Teatro Sociale)

 

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2 commenti

    il 01 Settembre alle 19:22  Lella Mascia Leoni scrive :

    Carissimo Mauro ho letto con molto interesse la sua biografia su Elettra. Non credo che interesse sia la parola  giusta direi "avidità". È stato un susseguirsi di  scoperte, un continuo ritrovare nomi e luoghi che sono riemersi dalla mia memoria e che evidentemente si erano persi, ingatbugliati È stato interessantissimo per me ritrovare in modo così ordinato e preciso la storia di Elettra legata alle altre sorelle. La forza e la bravura di queste donne e dei loro uomoni gli fa onore e devo dire che lei è  stato bravissimo anche a farne un'analisi psicologica. Ma anche i luoghi, e le consuetudini del passato emergono  chiare a completare questo quadro di famiglia. Ho riletto più volte il suo lavoro e posso immaginare quanto si sia impegato per arrivare a questo splendido risultato. Bravo! Con la sua fatica, il suo impegno, e tutto il suo amore, i nostri avi possono andare fieri di lei perché il loro ricordo non andrà perso. Grazie.
    Lella Mascia Leoni nipote di nonna Tina

    il 05 Dicembre alle 15:25  Lucia B. scrive :

    Come nelle sue precedenti biografie, il prof. Mauro Ballerini dimostra ancora una volta di saper "ridare la vita" ai personaggi di cui scrive. Il rigore scientifico del suo lavoro di ricerca non è mai fine a se stesso e i suoi ritratti a tutto tondo ci restituiscono il sapore di un'epoca e la nostalgia struggente per un mondo scomparso e affascinante.

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